A Rovereto: «Oriente Occidente» - trentesima edizione
Scritto da Fiamma • Lunedì, 30 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Italia
La rassegna roveretana «Oriente Occidente» giunge quest’anno alla trentesima edizione, occasione per festeggiare un percorso di ricerca che ha investito fin dagli esordi sulla trasversalità dei generi, sull’incontro tra culture, sul confronto tra modi di pensare la scena e il teatro.

Dall’America all’Europa, dal Giappone all’India, Oriente Occidente ha portato in Trentino grandi maestri e nuove compagnie, artisti già confermati e nomi su cui scommettere, fedele, anche negli anni più difficili come gli ultimi, a un progetto costituzionalmente distante dal festival come vetrina.
Oriente Occidente punta piuttosto a percorsi di ricerca, intesi come occasione per capire, attraverso la danza e più in generale le arti del corpo nello spazio, i linguaggi della tradizione e della contemporaneità. Per la trentesima edizione, prevista a Rovereto dal 2 al 12 settembre, Il festival investe con coproduzioni e ospitalità su creazioni, prime nazionali e grandi ritorni.
L’apertura è affidata all’argentino Leonardo Cuello che rappresenta, insieme ai musicisti di Tango Tinto, il volto più mobile e contemporaneo del ballo argentino. Sarà poi il turno della Ririe-Woodbury Dance Company: in occasione della Centennial Celebration, la compagnia arriva a Rovereto con un programma articolato che abbina alcuni dei pezzi più famosi di Alwin Nikolais.
Passando al Giappone, grande attesa è riposta in Ushio Amagatsu, che con il suo gruppo maschile Sankai Juku è emblema della seconda generazione del Butoh.Due le coproduzioni che il Festival riserva quest’anno a artisti il cui percorso nasce da una relazione costante tra Europa e Africa. Abou Lagraa porterà al Festival Un monde en soi, opera interpretata da sette danzatori provenienti da Marocco, Perù, Senegal, Camerun, Francia, e che racconta con la danza lo sforzo per crescere, per diventare uomini.
Facing up to hope è poi il nuovo lavoro portato al Festival da Germaine Acogny, danzatrice, coreografa, pedagoga considerata la madre della danza contemporanea africana, che mediante questo spettacololancia un appello di speranza sull’Africa attraverso una danza di gioia e partecipazione.
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