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Milano: Greta Garbo Il mistero dello stile

Scritto da Fiamma • Martedì, 2 marzo 2010 • Categoria: Milano


Greta Garbo Il mistero dello stile - Mostra e catalogo a cura di Stefania Ricci

GRETA GARBO. IL MISTERO DELLO STILE L'incontro tra Greta Garbo, la Divina, e Salvatore Ferragamo; Il Calzolaio dei Sogni, come si intitola la sua autobiogra?, e' un piccolo romanzo nella vita sorprendente di questi due personaggi.

La prima volta si sforano, giusto il tempo per creare un paio di scarpe su misura, nel 1927 a Hollywood, prima che Salvatore rientrasse a Firenze per avviare l'azienda in Italia.
Poi, fnche' l'Hollywood Boot Shop, il negozio nella capitale del cinema, rimase proprietà di Ferragamo, la diva si reco' ad acquistarle li', quindi da Saks Fifth Avenue a New York. Finche' nell'agosto del 1949 i due si rividero a Firenze.
"Sempre giovane come quando l'aveva incontrata la prima volta", Greta entra in negozio calzando un paio di sandali dalle suole di corda.
"Non ho scarpe" dice "e voglio camminare". In cinque riprese, Ferragamo crea per lei una serie di scarpe a tacco basso, tra cui un sandalo allacciato alla caviglia in vitello rosso che le piacque particolarmente.
Dalla boutique usci' con 70 paia di scarpe, per la maggior parte diverse soltanto nel colore. Due anni fa, di passaggio a Firenze, e' il pronipote della Garbo, Craig Reisfield, a fare visita a Ferragamo e al suo affascinante museo dedicato alla storia del fondatore e alle sue rivoluzionarie calzature, allestito all'interno dello storico Palazzo Spini Feroni, sede dell'azienda fin dal 1938. Conversando con la direttrice del museo Stefania Ricci, Craig (discendente in linea diretta in quanto figlio dell'unica nipote, Gray Reisfield) accenna al ricchissimo archivio di abiti, cappelli, foulard, guanti, innumerevoli pantaloni e camicette della diva conservati dai discendenti con rispettosa cura. L'intero guardaroba personale della Divina, come mai nessuno l'ha visto e studiato.

LO STILE DELL'ANTICONFORMISMO
Nasce cosi', come un meraviglioso colpo di fulmine, l'idea di una mostra che analizza il mito della Garbo oltre il cinema, del quale fu uno dei simboli piu' inarrivabili nel momento in cui questa arte nuova sperimentava la sua capacità di seduzione e formazione delle masse.
Fu la relazione di fiducia con il costumista Adrian (Adolph Greenberg) che la Metro Goldwin Mayer le affianco' fin dal 1929, a creare quello stile inconfondibile che rispettava, anche sulla scena, il suo gusto personale, pratico e disinvolto, che concentrava l'attenzione soprattutto sul bellissimo viso.
Cappucci drappeggiati, colletti scostati, scollature a V poco profonde o tonde e molto accollate diventano il segno distintivo di Garbo/Adrian, riscuotendo un successo immenso.
Ovunque le sue fans si coprivano invece di scoprirsi, misteriose Mata Hari in trench stretto in vita.

Anche se l'opera paziente di Adrian era riservata ai film, con magnifici interventi per quelli in costume come La Regina Cristina e Anna Karenina, il reciproco scambio di influenze si poteva leggere anche nel guardaroba personale della Divina, che infatti muto' sottilmente quando l'attrice decise di ritirarsi dopo Two faced woman (Non tradirmi con me, 1941) dove l'annunciato cambio di stile si rivelo' un disastro, a cominciare dagli abiti per finire con la permanente imposta dal regista George Cukor e dal parrucchiere Sydney Guilaroff.

Abbandonato Adrian (che chiuse cosi' la sua lunga carriera perche' "se la Garbo non e' piu' glamour, non lo sono piu' nemmeno io" ) Greta Garbo si affido' a Valentina, la famosa stilista di New York che, pur condividendo le severe regole di design della diva, le interpreto' in modo fresco e originale, lavorando su forme ampie e so?sticate e privilegiando il bianco, il beige, il nero, il blu scuro.

Ma questa inflessibile signora adorava anche le gemme calde del rosa fino al bouganville e del verde-azzurro mediterraneo, come si potrà notare dagli abiti messi a disposizione con grande entusiasmo dalla pronipote Gray Horan, che firma anche l'introduzione del libro-catalogo.

GRETA GARBO. IL MISTERO DELLO STILE propone un'immagine dell'attrice secondo un punto di vista che, a partire dal cinema, riflette la Garbo privata. La donna del mistero, fotografata fortunosamente dai paparazzi appostati mentre stretta nell'impermeabile, cappello abbassato sulla fronte e occhiali scuri, cammina per strada, indimenticata anche se volontariamente estranea ai riti del successo.
E proprio nel suo abbigliamento, che ieri veniva ritenuto spoglio fino alla noncuranza e che oggi definiremmo minimal, si legge quella personalità forte e originale che la rende cosi' contemporanea.

LA MOSTRA Apre l'esposizione una scelta di costumi da film, recuperati da istituzioni, musei e collezionisti privati, dopo la dispersione dei magazzini MGM.
Tra i pezzi ritrovati, il magnifico abito con scollo ricamato di Inspiration (La modella), su prestito della Drexel University di Philadelphia, il modello della Regina Cristina (dal Museum at Fit).
Una sezione e' dedicata al volto della Garbo, che Roland Barthes indicava come uno dei Miti d'oggi: ritratto tra gli altri da Clarence Sinclair Bull, senza dimenticare la snobbissima foto per il passaporto scattata da Cecil Beaton.
L'eleganza del quotidiano raccoglie gli abiti e gli accessori, fino a oggi mai visti, della star.

Dalle valigie di Louis Vuitton, una delle quali interamente dedicata alle scarpe, ai modelli di Valentina, Pucci, Givenchy.
Fino alle scarpe di Ferragamo che battezzo' proprio Zita una delle sue creazioni, con tomaia senza cucitura, punta morbida e una semplice fibbia.
Tra i modelli si distinguono un sandalo semplicissimo ma di grande glamour con piccolo tacco rotondo, una ballerina in velluto da sera e splendide scarpe allacciate che da piccoli dettagli, la leggera punta all' insu' di una e la particolare chiusura dell'altra, indicano la creatività di Ferragamo al servizio di una delle sue clienti preferite.
Tra disinvoltura e scioltezza, la sintesi perfetta del glamour alla Garbo.
Progetto architettonico di Maurizio Balo' Catalogo Skira

Ulteriori informazioni: http://www.museoferragamo.it

La Triennale di Milano
viale Alemagna, 6 - Milano
Orario 10.30 - 20.30, chiuso il lunedi' giovedi' e venerdi' 10.30 - 23.00 Ingresso gratuito

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1 Commenti

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  1. Mi è piaciuto molto questo articolo. Vorrei inserirlo nel mio blog dedicato al cinema vintage. Se c\'è qualcosa in contrario, vi prego di farmelo sapere e lo toglierò.

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