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Andar per mostre. Non Non Non

Scritto da www.z3xmi.it • Lunedì, 14 maggio 2012



Elogio di Hangar Bicocca, un luogo quasi magico che ospita in permanenza i fantastici palazzi celesti di Kiefer e mostre temporanee. Sino al 10 giugno è assolutamente da vedere Non Non Non di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi.


In una ordinata periferia milanese, quasi al confine con Sesto San Giovanni, dal 2004 esiste Hangar Bicocca, uno spazio d’arte contemporanea tra i più interessanti della nostra città, sorto dal riutilizzo intelligente di corpi di fabbrica destinati all’origine all’industria Breda (carrozze ferroviarie, locomotive, macchine agricole ma anche fabbrica di aerei e di prodotti bellici) e, successivamente, al Gruppo Ansaldo.



La definitiva dismissione di questi spazi negli anni ’90, permette un intervento di riqualificazione di estrema raffinatezza che, dal 2004, in occasione della sua inaugurazione, ospita in via definitiva I Sette Palazzi Celesti dell’artista tedesco Anselm Kiefer, una installazione che ha del magico, che occupa per intero una delle tre navate dell’Hangar.
Le sette costruzioni, protese verso l’alto, enormi, illuminate con sapienza, si rifanno all’antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il “Libro dei Palazzi/Santuari”, risalente al IV-V secolo d.C. Assolutamente da vedere e da godere.

All’esterno dell’Hangar, quasi prolegomeno a ciò che ci attende al suo interno, dal 2010 è collocata la scultura La sequenza, 1971 (1981) di Fausto Melotti, una grande opera che misura sette metri d’altezza, ventidue di lunghezza e undici di profondità, che sembra assolvere la preziosa funzione di spazio teatrale con la sua sinuosa linearità.
Tutto ciò fa da nobilissimo corollario alla mostra Non Non Non di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, una coppia di artisti visivi che da una vita si dedica all’arte del cinema, nel suo significato più autentico e intrinseco.

La loro mostra si presta a diversi piani di lettura. Una prima sala ospita il video Carrousel de Jeux (2005) in cui scorrono immagini di giocattoli del ‘900, raccolti dagli autori in occasioni varie.
I giochi contribuiscono a formare un mondo che richiama sì l’infanzia ma che fissa soprattutto momenti fondanti della storia del secolo scorso.
Nella sala attigua, sono ospitati disegni e acquerelli (Angela Ricci Lucchi è stata allieva di Oskar Kokoschka) che raccontano con spontanea vivacità storie lontane nel tempo e nello spazio. Assolutamente imperdibile un lungo rotolo di carta su cui sono narrate ad acquerello favole e fiabe della tradizione armena, apprese da un narratore attendibile, il padre di Yervant,  che ha vissuto personalmente le traversie del suo popolo vilipeso.
La navata destra dell’Hangar ospita poi, in una dissolvente penombra, l’installazione La marcia dell’uomo (2001)  che si scompone e si ricompone su tre grandi schermi e che ha come oggetto il colonialismo italiano in Africa, strumento infido di repressione culturale.
L’ultima stanza ospita la serie Frammenti Elettrici proiettata in contemporanea su quattro schermi giganti. Nel loro insieme, rendono una sorta di affresco della cultura e delle sottoculture del ‘900, recuperando materiali girati da videoamatori, rivisitati e rifissati nella pellicola e nella memoria.

Dalla seconda metà degli anni ’70, Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, complici nella vita e nel lavoro, utilizzano il cinema come occasione di ripensamento e di rilettura della storia, anche attraverso storie minime, drammatiche, atroci (le guerre, soprattutto).
Con la “Camera Analitica” di loro invenzione, i fotogrammi di vecchie pellicole, scovate in archivi pubblici e privati di tutto il mondo, vengono riproiettati manualmente, virati a colori e rimontati con maestria artigianale per riproporre nuove narrazioni, lasciando spazio all’ambiguità e all’ambivalenza che le immagini portano in sé.
Per la serie “Nessuno profeta in patria”, Yervant Gianikian, di origini armene, e Angela Ricci Lucchi, romagnola, vivono da molti anni a Porta Venezia, i loro film sono stati invitati ai maggiori festival di cinema (Cannes, Venezia, Rotterdam) e le loro opere sono state esposte nei più importanti musei del mondo (il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern di Londra).
Conoscerli personalmente, così schivi, così autentici,  è un privilegio e un arricchimento.


p.s. Sempre sino al 10 giugno, Hangar Bicocca ospita anche l’installazione Shadow Play di Hans-Peter Feldmann, un divertente gioco di proiezione di oggetti sottratti alla loro quotidianità. Anche qui un anelito di genio. L’ingresso all’Hangar è gratuito e viene gratuitamente distribuito materiale esaustivo sullo spazio e sulle mostre ospitate. All’interno della struttura esiste un’area dedicata ai bambini e sono previste attività per loro  anche in collaborazione con il MIC-Museo Interattivo del Cinema. Un raro esempio di civiltà culturale.


Per saperne di più www.hangarbicocca.org


Pubblicato da www.z3xmi.it

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